STORIA DELLA SAT sezione di CEMBRA

4 APRILE 1959

NASCE LA SAT DI CEMBRA

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Il desiderio di fondare una Sezione della Società Alpina Tridentina a Cembra viene ad un gruppo di cembrani che, appassionati di montagna, si ritrovano quasi ogni domenica al bait de Mezòm di Rocco Tabarelli, detto “Sara” dal nome della madre, il quale in gioventù si era dedicato alla pastorizia ed alla campanga. Ma erano le montagne, il coro e la sua cantina le sue grandi passioni. Bisogna tener presente che allora, a Cembra, i divertimenti, così come si intendono oggi giorno, non esistevano. La maggior parte dei giovani trascorreva le ore domenicali all’oratorio sfidandosi in partite di calcio giocate con palloni di cuoio rattoppati più volte o in gare podistiche, quasi tutte a piedi nudi, attorno alla campagna Rasa.

Le ragazze, invece, si ritrovavano presso l’Asilo condotto dalle Suore di Maria Bambina e allestivano scenette teatrali a sfondo religioso oppure imbastivano costumi di crociatini ed angioletti per le processioni di San Rocco, del Corpus Domini, Del Venerdì Santo ed altre ancora.

I più audaci, la sera, si ritrovavano in qualche casa privata ad al suono della fisarmonica affidavano alle danze la speranza di una carezza o di qualsivoglia affettuosità.

Ma per chi aveva ormai superato l’età della prima gioventù, oppure non provasse il desiderio di rincorrere un pallone, rimaneva ben poco da fare se non ritrovarsi in una cantina a bere una o due caraffe di vino e ad intonare qualche canto della montagna. Oppure andare in montagna in mezzo ai boschi di abeti e di faggi e soffermarsi, se possibile in qualche baita per preparare la polenta che lassù, chissà perché, era molto più saporita di quella che quotidianamente, mattina e sera, presentava il desco familiare. E loro, il Rocco Tabarelli, Riccardo Stinfel, il Bruno Piffer detto Zapa, Riccardo Nardin, il Bruno Nicolodi, Giovanni Telch, Silvio Savoi e il mitico macellaio Bepi Nardin (da tutti affettuosamente chiamato Roner) e altre persone, la domenica la trascorrevano, non solo durante la bella stagione, a Mezòm.

Questa baita di montagna raggiungibile a piedi in un’ora e mezza per un comune mortale e in tre quarti d’ora per un Satino, si trova ai bordi di un prato immerso nel bosco di faggi e conifere.

Uno di loro procurava la legna, un’altro mescolava la polenta, e il più esperto nell’arte culinaria “spadellava” attorno al focolare improvvisato su una lastra di porfido per trasformare in un gustoso spezzatino i pezzi di carne messi a disposizione come sempre, e già dal giorno prima, dal Bepi Roner

Poi si attendevano le dodici. Un’ora insolita er chi era abituato a mangiare da una vita alle undici. Ma bisognava attendere il macellaio perché anche la domenica, allora, la sua bottega rimaneva aperta durante le prime ore della mattinata.

Quando il Bepi appariva ai confini del prato che delimitava la località di Mezòm, tutti insieme, come se obbedissero ad un imperativo ineludibile, gli si facevano incontro sventolando improbabili asciugamani per detergerlo dall’abbondantissimo sudore. Il Bepi, infatti, non era di taglia proprio esile e faticava non poco ad inerpicarsi per i ripidi sentieri che portavano alla baita.

E ormai, quello, era un rito, una simpatica presa in giro cui lo stesso ROner reagiva fingendo, ma solo per poco, di arrabbiarsi.

E dopo pranzo il discorso cadeva sempre là.

Sulla montagna. Quella vera.

Nessuno a Cembra aveva mai fatto una scalata impegnativa. Aveva mai raggiunto una vetta dolomitica. Ma tutti parlavano di roccia come se fossero esperti.

D’altra parte quello era il periodo delle grandi conquiste alpinistiche per cui era abbastanza comprensibile che ci fosse qualcuno che si immedesimava, forse un pò boriosamente, in quegli audaci arrampicatori, che per altro erano quasi tutti componenti del C.A.I. di cui la S.A.T., di conseguenza, era l’argomento principale di ogni domenica.

Finchè un giorno, aiutati forse da una caraffa in più di buon vino, si prende la decisione di recarsi a Trento per formalizzare quella che era stata una dichiarazione di intenti gia inoltrata nel 1957.

Ci sarebbero voluti almeno venticinque soci per formare una Sezione.

In meno che non si dica, grazie anche alla personalità del Barone Giuseppe a Prato, persona conosciuta ed apprezzata in tutta la Valle di Cembra, il numero minimo consentito viene raggiunto. Anzi. Addirittura superato. Quindi la richiesta viene ufficializzata.

Il giorno 4 Aprile, presso l’Albergo Ristorante San Rocco, alla presenza dei Signori Beltrami e Colò, rappresentanti della direzione della S.A.T. di Trento, nasce finalmente ed ufficialmente la Sezione di Cembra

Il primo direttivo 1959

PRESIDENTE: Rocco Tabarelli
V. PRESIDENTE: Bruno Nicolodi
CASSIERE: Giuseppe Nardin
SEGRETARIO: Silvio Nardin
CONSIGLIERI: a Prato Giuseppe
Riccardo Stinfel
Giuseppe Savoi
Tratto dal libro “1959 – 2009 SAT CEMBRA” di Giuseppe de Giovanelli

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